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- ESERCIZIO 19 febbraio 2003
Un esercizio di
lettura
Il seguente articolo è tratto da "il manifesto"-
un quotidiano italiano - del 18 febbraio 2003 www.ilmanifesto.it
Prova a leggerlo e a spiegare il significato delle espressioni
segnate in blu. Secondo te, a che cosa allude il titolo?
LA UE:
ULTIMA VIENE LA GUERRA
Faticoso compromesso europeo per il «disarmo pacifico»
dell'Iraq. Berlusconi: «Le manifestazioni aiutano Saddam»
Alberto D'Argenzio
Bruxelles
Come sono arrivati così se ne vanno, divisi. In mezzo un
accordo senza rischi tra i 15, un'intesa
mari e monti con cui l'Unione europea
riappiccica formalmente i suoi cocci
e sostanzialmente rispedisce all'Onu la
faccenda Saddam. In questo lavoro di composizione i 15
hanno un colpo di coda «Vogliamo
raggiungerlo (il disarmo dell'Iraq, ndr) pacificamente. E' chiaramente
ciò che la popolazione europea vuole». Ce ne sono
voluti milioni, ma per una volta i leader europei non hanno fatto
orecchie da mercante e sono riusciti
ad ascoltare il clamore assordante della piazza. Tutti a parte
Berlusconi, è lui l'unico a rimanere in
tutto e per tutto con il Bush pensiero,
«le manifestazioni non rafforzano la pace, anzi fanno il
gioco di Saddam». E così se l'Europa dice per l'ennesima
volta che Saddam si trova di fronte all'ultima opportunità
per disarmarsi, che «Baghdad non può avere illusioni»
è anche vero che per la prima volta dice di volerci provare
senza guerra, e questo grazie alla piazza. Anche Romano Prodi
ricordava nella Conferenza stampa
finale «le milioni di voci scese in
piazza questo week end per dire no alla guerra»,
un sentimento di cui «non possiamo non tenere conto».
L'Unione va finalmente a
traino dei migliori istinti dei suoi cittadini, ma purtroppo
l'idillio dura pochissimo. «La guerra non è inevitabile»
ma non viene nemmeno interdetta, proprio come chiedeva Londra.
«La forza deve essere utilizzata come ultima opzione»,
recita il paragrafo seguente. Due righe che ci danno il polso
di questa Europa: un po' di qua ed un po' di là. Un po'
con la Francia, il Belgio e la Germania ed un po' con il Regno
unito, la Spagna, l'Italia, ma anche il Portogallo, la Danimarca
e l'Olanda. Una ricerca dell'equilibrio impossibile che si ripete
in tutto il documento. Con la piazza e la pace ma anche con Bush
e le «relazioni transatlantiche»,
«dobbiamo lavorare specialmente con gli Stati uniti».
«Supporto agli ispettori»,
scrivono poi i 15, ma «le ispezioni non possono continuare
all'infinito in assenza di una cooperazione piena dell'Iraq».
E per riportare gli ispettori è servita la «fermezza
della comunità internazionale» sia sotto forma «della
risoluzione 1.441» che come
«pressione militare». Due «fattori che rimarranno
essenziali se vogliamo raggiungere quella piena cooperazione che
cerchiamo». Per fortuna Schroeder riusciva a togliere il
paragrafo che diceva che «il tempo per l'Iraq sta per concludersi».
In conclusione i 15 ampliano il cerchio:
non solo Iraq ma anche conflitto israelo-palestinese. L'Unione
esprime la necessità di «rinvigorire
il processo di pace» e di «implementare
il ruolino di marcia del Quartetto». Ma questa è
la via britannica di una guerra in Iraq per risolvere il problema
mediorientale o quella belga che vede in Sharon «criminale»
il problema da rimuovere? Medio Oriente ed attenzione al cittadino
rimangono le uniche novità di questo documento. Dal 27
gennaio scorso, data dell'ultima posizione comune, poco di più.
In sostanza
l'Europa va avanti come sempre, unendo e diluendo
i contrari, in questo caso i testi di Francia e Gran Bretagna.
Rimangono due certezze: tocca a Saddam disarmare e solo al Consiglio
di sicurezza dell'Onu gestire «l'ordine internazionale».
Il gioco finisce qui. Non c'è la definizione e nemmeno
la ricerca di una posizione comune tra i
membri europei che siedono nello stesso Consiglio di sicurezza
che deve decidere, non c'è in sostanza l'impegno a gestire
la crisi con una linea politica autonoma. I capi di stato e di
governo, compressi tra il rischio di condannare la
fragile creatura comunitaria a una crisi senza precedenti,
si sono affidati all'istinto di sopravvivenza. «E' una crisi
terminata» diceva Chirac. Piuttosto è una crisi rimandata
viste le molteplici letture che si
possono dare al documento. Anche ieri, dopo una mattinata persa
dai ministri degli esteri in offese ed accuse (durissime quelle
del belga Louis Michel alla «Gang degli 8», rea di
aver spaccato l'Europa), sono emerse brutalmente le differenze
di sensibilità sull'Iraq. Straw vuole una seconda risoluzione
e Chirac gli rispondeva picche. Avanti
così, divisi. La cancellazione dell'espressione «il
tempo si sta rapidamente esaurendo», ha detto Schroeder,
è stata decisa su insistenza tedesca: «Non era accettabile
per noi», ha spiegato ai giornalisti, nel commentare il
documento sull'Iraq approvato dai Quindici. Schroeder ha comunque
soggiunto: «Noi non abbiamo mai escluso che la guerra potesse
costituire l'ultima risorsa».