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ESERCIZIO del 4 dicembre 2008
in
collaborazione con la dott.ssa Anna Rosa Vielmo di Córdoba
(Argentina)
Materiale
tratto da Babeleweb
1. Clicca
qui
per ascoltare una parte del primo capitolo di: Le avventure
di Pinocchio - Cap.01
2. Leggi
il testo tratto da: Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio
Come andò che maestro Ciliegia, falegname, trovò
un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.
C'era una
volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi,
avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di
quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per
accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno
questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio
falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti
lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso,
che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò
tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò
a mezza voce:
- Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per
fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli
la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare
andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché
sentì una vocina sottile, che disse raccomandandosi:
- Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere
di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno!
Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro
un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel
corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì
l'uscio di bottega per dare un'occhiata anche sulla strada, e
nessuno! O dunque?...
- Ho capito; - disse allora ridendo e grattandosi la parrucca,
- si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci
a lavorare.
E ripresa l'ascia in mano, tirò giù un solennissimo
colpo sul pezzo di legno.
- Ohi! tu m'hai fatto male! - gridò rammaricandosi la solita
vocina.
Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori
del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù
ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena
riebbe l'uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando
dallo spavento:
- Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?...
Eppure qui non c'è anima viva. Che sia per caso questo
pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come
un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui;
è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri,
e a buttarlo sul fuoco, c'è da far bollire una pentola
di fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se
c'è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l'accomodo
io!
E cosi dicendo, agguantò con tutt'e due le mani quel povero
pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro
le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che
si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti,
e nulla; dieci minuti, e nulla!
- Ho capito, - disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi
la parrucca, - si vede che quella vocina che ha detto ohi, me
la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare.
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò
a canterellare per farsi un po' di coraggio.
Intanto, posata da una parte l'ascia, prese in mano la pialla,
per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre
che lo piallava in su e in giù, senti la solita vocina
che gli disse ridendo:
- Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come
fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto
per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso,
di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina
dalla gran paura.
3. Completa con il passato remoto e poi controlla con il testo
iniziale
Come (andare) ..............che maestro Ciliegia, falegname, (trovare)
................. un pezzo di legno, che piangeva e rideva come
un bambino.
Non so come
andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo
di legno (capitare) ..................... nella bottega di un
vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che
tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del
suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia
matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, (rallegrarsi)
................ tutto e dandosi una fregatina di mani per la
contentezza, (borbottare) ....................... a mezza voce:
- Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per
fare una gamba di tavolino.
Detto fatto, (prendere) ..................... subito l'ascia arrotata
per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando
(essere) ............ lì per lasciare andare la prima asciata,
(rimanere) .................... col braccio sospeso in aria, perché
(sentire) ............... una vocina sottile, che (dire) ................
raccomandandosi:
- Non mi picchiar tanto forte!
Figuratevi come (rimanere) ..................... quel buon vecchio
di maestro Ciliegia!
(girare) ................ gli occhi smarriti intorno alla stanza
per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non
(vedere) ................. nessuno! (guardare) ............. sotto
il banco, e nessuno; (guardare) ................. dentro un armadio
che stava sempre chiuso, e nessuno; (guardare) ....................
nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; (aprire)
......................l'uscio di bottega per dare un'occhiata
anche sulla strada, e nessuno!
O dunque?
- Ho capito; - (dire) .................... allora ridendo e grattandosi
la parrucca, - si vede che quella vocina me la sono figurata io.
Rimettiamoci a lavorare.
E ripresa l'ascia in mano, (tirare) .................... giù
un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
- Ohi! tu m'hai fatto male! - (gridare) .................... rammaricandosi
la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia resta di stucco, cogli occhi fuori
del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù
ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena
(riavere) .........................l'uso della parola, cominciò
a dire tremando e balbettando dallo spavento:
...................................................................................................................................................
E cosi dicendo,
(agguantare) ....................... con tutt'e due le mani quel
povero pezzo di legno e (porsi) .......................a sbatacchiarlo
senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che
si lamentasse. (aspettare) ....................... due minuti,
e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
- Ho capito, - (dire) .................. allora sforzandosi di
ridere e arruffandosi la parrucca, - si vede che quella vocina
che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare.
E perché gli era entrata addosso una gran paura, (provarsi)
............ a canterellare per farsi un po' di coraggio.
Intanto, posata da una parte l'ascia, (prendere) .............
in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo
di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù,
(sentire) .............. la solita vocina che gli (dire) .................
ridendo:
- Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!
Questa volta il povero maestro Ciliegia (cadere) ...................
giù come fulminato. Quando (riaprire) ................
gli occhi, (trovarsi) ......................... seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso,
di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina
dalla gran paura.