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- ESERCIZIO 22 maggio 2003
Un esercizio di lettura
Il seguente articolo è tratto da "la Repubblica"-
un quotidiano italiano - del 21 maggio 2003 www.repubblica.it
Prova a leggerlo e a chiarire il significato delle espressioni
segnate in blu.
Il rapporto
annuale dell'Istat fotografa i fenomeni in crescita come
le famiglie ricostituite, i single e le
migrazioni interne
L'Italia, un Paese di anziani, pochi figli e divorzi
in aumento
Raddoppiato il numero degli immigrati rispetto a 10 anni fa
Le comunità romene hanno scalzato quelle filippine e cinesi
ROMA - L'Italia è un Paese di anziani, in cui si fanno
pochissimi figli. Separazioni e divorzi
aumentano a ritmi elevati, così come le "famiglie
ricostituite", quelle cioè in cui
uno dei due coniugi ha alle spalle un'unione fallita. Questa
la fotografia della realtà italiana scattata dal rapporto
annuale dell'Istat: l'indice di vecchiaia più alto al mondo,
la popolazione più anziana dell'Unione europea e il tasso
di fecondità tra i più bassi in assoluto.
Una situazione
che produce un "debito demografico" non indifferente
in termini di previdenza, assistenza
e spesa sanitaria nei confronti delle generazioni future. A consegnare
il dominio agli ultra sessantacinquenni, oltre a una speranza
di vita che cresce costantemente, è il basso tasso di fecondità,
altro fenomeno che caratterizza l'Italia degli ultimi anni.
Invecchiamento
della popolazione. Secondo il rapporto, nel 2002 la speranza di
vita in Italia era di 76,8 anni per gli uomini e di 82,9 per le
donne. Numeri, in entrambi i casi, di un anno superiori alla media
europea. E proprio nell'Unione, l'Italia ha un
triste primato: quello del
Paese con la popolazione più anziana, percentuale che continua
a salire tanto che a gennaio di quest'anno un italiano su cinque
(il 19 per cento) aveva 65 anni e più. Inoltre, aumentano
gli anziani che hanno più di ottant'anni: ormai sono uno
ogni venti.
Vivere di
più, per le donne, non significa però vivere meglio:
una donna trascorre mediamente il 60 per cento della propria vita
in "buona salute", contro il 70 per cento dell'uomo.
Questi ultimi contraggono con maggiore frequenza malattie che
portano alla morte, mentre le donne più spesso sono colpite
da patologie che nel lungo periodo
degenerano in situazioni invalidanti, come l'artrosi, l'osteoporosi
e l'ipertensione arteriosa.
Matrimoni, separazioni e divorzi.
La famiglia fondata sul matrimonio è ancora una "istituzione",
ma divorzi e separazioni sono in aumento. Secondo il rapporto
dell'Istat nel 2000 sono state 72.000 le separazioni e 37.000
i divorzi con un aumento rispetto al '95 del 37,5 per cento e
del 39 per cento. In pratica si registra una separazione ogni
quattro matrimoni e un divorzio ogni nove.
Quasi il 70
per cento delle separazioni e il 60 per cento dei divorzi coinvolge
inoltre figli nati nel matrimonio: l'85 per cento di questi bambini
viene affidato alla madre. Da considerare,
infine, che nel 2000 in Italia si sono registrati ventimila matrimoni
con almeno un coniuge straniero.
Famiglia.
Sono 22 milioni le famiglie regolari (dato relativo al 2001),
due milioni in più rispetto all'88, ma le coppie con figli
passano dal 52,1 per cento dell'88 al 44,5 per cento. Il numero
di componenti della famiglia, scende da 2,9 a 2,6 e aumentano
le famiglie di single, che passano dal 19,3 al 23,9 per cento,
le coppie senza figli (che passano dal 18,6 per cento al 19,9
per cento) e le famiglie con un solo genitore (dal 7,3 al 8,4
per cento). Il novanta per cento dei figli, inoltre, viene concepito
all'interno del matrimonio, a fronte del 70 per cento della media
europea.
E quello dei
figli è un problema non indifferente per l'Italia: nonostante
vi sia un miglioramento rispetto al '95, il tasso di fecondità
rimane basso, con 1,26 figli a donna, rispetto alla media europea
di 1,47. La crescita riguarda soprattutto il nord e il centro
mentre al sud continua la diminuzione. Aumentata anche l'età
media in cui si fanno figli, il che significa averne di meno:
si è passati dai 24,8 anni di media per le donne nate nel
'53, a 26,5 per quelle nate nel '63. Le
generazioni più recenti hanno invece il primo figlio
dopo i 27 anni.
Il rapporto
evidenzia anche l'aumento delle "famiglie ricostituite":
622 mila nel 2001 (il 4,3 per cento del totale). In genere questo
tipo di famiglie scelgono le unioni di fatto
come formula di convivenza: rispetto
al '93 queste unioni sono passate nel 2001 dal 25 al 39 per cento.
Immigrazione.
Cambia volto, abbandonando la connotazione individuale per diventare
sempre più un fenomeno che riguarda tutta la famiglia.
Ma, soprattutto, rappresenta "un'indispensabile risorsa per
contribuire alla crescita della popolazione residente".
Il rapporto
annuale dell'Istat, nella parte dedicata agli stranieri, prende
atto di una realtà profondamente cambiata negli ultimi
dieci anni. Al primo gennaio del 2002, la popolazione straniera
con regolare permesso di soggiorno era
di un milione e 448 mila unità, il doppio rispetto a dieci
anni fa. Anche i luoghi di provenienza contribuiscono a dare al
fenomeno una nuova connotazione, con quelli dai paesi dell'est
che hanno scalzato presenze storicamente più forti, come
le comunità filippina e cinese.
Dagli ex
paesi del blocco sovietico arriva una delle principali
novità: la comunità romena ha superato quella filippina,
da sempre una delle più nutrite. Addirittura, tra il '99
e il 2000 gli ingressi dalla Romania sono aumentati dell'ottanta
per cento. Al primo posto rimane comunque la comunità marocchina,
con 167.889 permessi di soggiorno concessi al 1 gennaio del 2002,
seguita dall'Albania (159.317), dalla Romania (82.985), dalle
Filippine (67.711) e dalla Cina (62.146).
Migrazioni
interne. Tra gli altri fenomeni segnalati dall'Istat c'è
il ritorno, a distanza di trent'anni, delle migrazioni interne,
anche se con caratteristiche e modalità differenti. Le
mete più ambite, dice il rapporto, non sono più
Milano, Torino e Genova, bensì il nord-est, patria delle
piccole e medie imprese e motore
dell'economia italiana, e il centro: dal '96 al 2000 gli spostamenti
dal Mezzogiorno in queste due aree
del paese hanno visto un incremento del 45 per cento.
Ma il rapporto
indica anche che è tutta l'Italia che sta vivendo una migrazione
interna. Nel 2000 i trasferimenti di residenza sono stati oltre
un milione e 270 mila, il 22 per cento in più rispetto
al '91; di questi il 28 per cento riguarda movimenti interregionali
di lungo raggio mentre ben il 73 per cento è rappresentato
da trasferimenti di breve raggio. In pratica la gente lascia le
città per trasferirsi nei comuni che formano la "cinta
esterna", creando di fatto quelle mega
aree metropolitane già presenti negli Stati Uniti
e negli altri paesi europei. Ecco dunque che Milano, tra il '96
e il 2000, ha perso 30 mila abitanti e i comuni dell'hinterland
ne hanno acquistati 25 mila, Roma ne ha persi 35 mila con la provincia
che ne ha acquistati 34 mila.