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- ESERCIZIO 4 settembre 2004
Lettura
e comprensione del testo
In Italia la partecipazione del nostro esercito alla "Liberazione"
dell'IRAQ a fianco degli americani ha diviso l'opinione pubblica.
Quando poi in tutto il mondo sono state rese pubbliche le immagini
delle torture inflitte dai marines ai prigionieri iraqueni,
in Italia molti si sono chiesti se i nostri vertici militari
e i politici fossero al corrente di quello che succedeva nelle
carceri dei "loro alleati". Ci sono state denunce
e smentite. Primo Piano, una rubrica di approfondimento del
TG 3, ha trasmesso l'11 maggio scorso l'intervista rilasciata
da Pina Bruno, vedova di Massimiliano Bruno, uno dei militari
italiani caduti nell'attentato di Nassyria, da cui emergeva
che gli italiani sapevano. La redazione del TG 3 è stata
accusata di manipolare le informazioni. (Leggi
l'intervista >>)
Il 3 settembre scorso il
manifesto, un quotidiano italiano, ha pubblicato il
seguente articolo.
"Ho visto i nostri bruciare le case"
Le testimonianze dei bersaglieri Tornati dall'Iraq, gli uomini
della Brigata Garibaldi raccontano di violenze, abusi e furti
compiuti da loro commilitoni contro
la popolazione civile. "L'abbiamo riferito ai
nostri superiori, ma non potevamo fare denunce formali.
Se lo avessimo fatto, la nostra carriera sarebbe finita"
di
ROBERTO SAVIANO
CASERTA
"In Iraq i nostri commilitoni si divertivano a circoscrivere
le abitazioni di alcuni sospetti con la benzina, accendevano
e guardavano il fuoco avvolgere la casa di quei poveri
cristi che urlavano. Poi spegnevano e arrestavano
questa gente. Ma nella maggior parte dei casi risultavano del
tutto innocenti". Questi i racconti dei soldati appena
tornati dopo oltre sei mesi passati in Iraq alla caserma Garibaldi
nel cuore di Caserta. Gli uomini della Brigata Garibaldi hanno
battuto ogni terreno di guerra: Somalia, Kosovo, Mozambico ed
adesso l'Iraq. Incontriamo un gruppo di "reduci"
in un bar dove quasi sempre si raccolgono i bersaglieri
in libera uscita. Hanno
finito il loro primo ciclo in Iraq. Torneranno giù molto
presto. Il caporale G.M. è il primo che vuole raccontare
della sua esperienza. Parla con un' espressione a metà
tra la stanchezza e il disgusto: "Non dimenticheremo mai
cosa abbiamo visto. Miseria totale, ragazzini che ti si attaccavano
agli anfibi per una bottiglietta
d'acqua, donne anziane che dormivano per terra con piaghe dappertutto".
I militari sono stanchi ma anche sconvolti. Chiedono di non
citare il loro nome ed aggiungono che "non è la
prima volta che un bersagliere viene punito e messo sotto inchiesta
perché parla con i giornali". Tutti hanno un ricordo
terribile, ognuno ha assistito a scene di fame e malattia. Lo
raccontano come se qui le persone non ne sapessero nulla. "Ai
tg noi vediamo un altro Iraq. Quando racconto cosa ho visto
mia madre mi dice, ma sei sicuro che sei stato in Iraq? Non
capisco perché la televisione non dice niente, non fa
vedere niente". "E' vero - aggiunge P.L., l'unico
in abiti borghesi - ai telegiornali
non ho mai visto immagini di uomini che muoiono di fame e di
bambini che scavano per cercare di rompere qualche tubatura
dell'acqua e bere. In Iraq ogni volta che ero di
pattuglia ne vedevo centinaia di scene così".
Chiediamo
se gli aiuti del volontariato
internazionale riescono ad arrivare, se c'è una capillarità
di distribuzione se gli Usa permettono che i pacchi umanitari
arrivino ovunque. "Altro che aiuti - interviene F.L. -
ho visto i marines entrare in case di sole donne. Mettevano
i mitra in faccia alle donne e stringevano le manette ai polsi
di ragazzini che non avevano più di 5 o 6 anni. Io ho
foto di bambini messi faccia al muro come criminali, fatti inginocchiare,
schiaffeggiati". Sulla combriccola
cala silenzio. Non a tutti evidentemente piace ricordare
questi episodi, soprattutto davanti a un giornalista. F.L. è
un maresciallo appena uscito dall'accademia di Modena. Vota
a sinistra "forse sono l'unico bersagliere che vota a sinistra
della caserma" dice sorridendo mentre i commilitoni lo
prendono in giro. "E gli italiani?" "Degli italiani
preferirei lasciar perdere...".
I bersaglieri
invece vogliono parlare, basta poco per tirare il tappo e far
uscire ciò che ingorga le loro coscienze da tempo. Gli
altri ragazzi tacciono. F.L. e C.L. (caporale maggiore) iniziano
a raccontare un episodio visto con i loro occhi. "Alcuni
nostri commilitoni si divertivano a circondare le case di alcuni
sospetti, dargli fuoco e guardare bruciare la casa. Poi spegnevano
e arrestavano questa gente che risultava la maggior parte delle
volte del tutto innocente". Gli domandiamo se hanno denunciato
quanto hanno visto "In modo informale" risponde F.L.
Che significa? "Che non risulta una mia denuncia
formale - continua - ne ho parlato con i superiori
e basta. Se avessi denunciato formalmente, la mia carriera sarebbe
finita lì. Preferisco cambiare le cose da dentro e senza
clamore. Ci tengo all'Esercito, io sono un bersagliere".
P.E. dice che lui non ha visto mai violenze degli italiani e
racconta: "Gli americani appena entrano in una casa pensano
ad accanirsi su chi ci abita, gli italiani invece al massimo
prendono tutto ciò che c'è da prendere. Un amico
è riuscito a fregarsi due orologi e quattro spille d'oro".
Eppure si vedono solo immagini di arresti in case di fango,
in stamberghe, arresti di
individui che non hanno altro che il proprio rinsecchito corpo.
"Io - dice C.L. - ho fatto perquisizioni
in case di ex dirigenti di polizia e di due
imprenditori vicini a Saddam. Avevano in casa di
tutto, orologi d'oro, dvd, televisori, lampadari di cristallo,
un parco macchine da paura. Durante la caduta di Saddam avevano
le guardie private che non facevano entrare i disperati e gli
Usa non li arrestarono, i dirigenti non li arrestarono sperando
che passassero dalla loro parte. Qualcuno l'ha fatto ma a suon
di calci in pancia e sberle...". Anche gli italiani hanno
pestato? "Io - risponde P.E.- non ho mai visto picchiare
come ho visto fare ai marines nessun italiano. Mai". E
aggiunge scherzando: "Neanche in Italia".
Spiega il senso delle seguenti espressioni segnate in blu nel
testo
1. commilitoni
2. i superiori
3. poveri cristi
4. reduci
5. in libera uscita
6. gli anfibi
7. in abiti borghesi
8. (essere) di pattuglia
9. volontariato
10. combriccola
11. denuncia (fare una denuncia / denunciare)
12. senza clamore
13. stamberghe (sing. stamberga)
14. perquisizione (fare perquisizione / perquisire)
15. imprenditori (sing. imprenditore)